I tre paradossi del calcio italiano
Conte, la Juventus, Di Francesco. Tre tristi storie paradossali.
👀 Perché leggere questa newsletter
Questa è una newsletter pensata per essere letta sul gabinetto, per avere un po’ di compagnia.
Sei nel posto giusto: comodo, tranquillo, lontano dalle urla di Conte a bordocampo.
Ti parlo di tre tristi vicende italiane. Tre paradossi.
Tutti diversi, tutti veri. E tutti con un fondo di assurdità logica che solo il nostro calcio riesce a rendere normale.
1️⃣ Il paradosso di Antonio Conte
Antonio Conte vuole essere un grande allenatore.
E in effetti, vince.
Ma solo quando non ha le coppe tra i piedi: sembra odiare la Champions, l’Europa League, la Coppa Italia. E menomale che non ha mai avuto a che fare con la Conference.
Appena può concentrarsi solo sul campionato, diventa un martello: zero distrazioni, solo Serie A, massimo risultato.
Però, quando c’è da gestire più fronti, impazzisce.
Alla Juventus?
Esce una volta ai gironi di Champions, una volta ai quarti contro il Bayern.
All’Inter?
Fuori ai gironi con un girone non proprio impossibile.
Al Chelsea?
Il primo anno non partecipa alla Champions, il secondo esce agli ottavi.
Il paradosso: vuole essere un top europeo, ma vince solo quando può ignorare l’Europa; ma l’Europa è la casa dei migliori allenatori europei!
E quest’anno, al Napoli, ha fatto fuori la Coppa Italia, si è concentrato sulla Serie A, e si è mangiato un’Inter stanca e deconcentrata.
Coincidenze?
No, semplicemente Conte.
2️⃣ Il paradosso della Juventus
La Juve vuole vincere.
E per vincere, dicono loro, non serve giocare bene.
Ma il problema è che non sta vincendo.
E quindi ti ritrovi con una squadra che:
non diverte
non crea
non vince
ma pretende di essere giudicata solo per i risultati
Risultati che però… non ci sono.
A questo punto l’unico che potrebbe funzionare è proprio Conte.
Perché lui è l’unico che può davvero vincere senza bel gioco.
Non ti fa godere come le trame di gioco di Sarri, ma ti alza la Coppa.
Il paradosso: la Juve rifiuta l’idea di bel gioco… ma è finita in un limbo dove non gioca né vince.
E l’unico modo per uscirne sembra essere ripartire da chi ha fatto della sostanza una religione: Antonio Conte.
3️⃣ – Il paradosso di Eusebio Di Francesco
Qui si soffre.
Di Francesco è l’opposto di Conte.
Vuole proporre.
Vuole dominare.
Vuole fare il “bel gioco”.
Solo che lo fa con gente che, spesso, non sa stoppare un pallone.
E quindi?
Retrocede. Sempre.
Ma non è scarso. Anzi:
con la Roma è arrivato in semifinale di Champions;
il suo calcio è chiaro, propositivo, coraggioso.
Il problema è che non si adatta mai.
Anche con squadre da salvezza, vuole giocare come Guardiola.
E così entriamo nel paradosso:
per allenare una squadra di livello medio, dovrebbe prima salvare una piccola;
ma per salvarla, dovrebbe adattarsi ad un gioco più conservativo, e lui non lo fa;
quindi resta incastrato in un limbo da cui non esce mai.
Soluzione?
Allenare una big in Serie B.
Lì può giocare bene, dominare, vincere… e magari tornare in A con un progetto più solido.
Farsi un “giro da Re” in Serie B per rientrare dalla porta principale.
👋🏻 I saluti
Se ti è piaciuta questa newsletter da gabinetto, girala a un amico che ama la Serie A.
Spero che tu abbia tirato lo sciacquone col sorriso.
A presto!
Samuele

