L'addio di Baroni mi fa arrabbiare
Una polemica per chi guarda solo i risultati
Perché leggere questa newsletter
Perché sono stufo.
Stufo di sentir dire “Eh, ma è arrivato decimo”.
”Eh, ma è retrocesso”.
“Eh, ma è uscito col Bodo-Glimt”.
Se anche tu ogni tanto hai la sensazione che guardare solo il risultato sia il modo più pigro di parlare di calcio, allora sei nel posto giusto.
Oggi ti racconto perché essere risultatisti è sbagliato, partendo dalla stagione della Lazio. Una stagione fatta di problemi, di limiti, ma anche di un lavoro molto più grande di quello che sembra.
Quando la Lazio era quarta
Siamo a fine dicembre.
La Lazio è quarta in classifica.
E nessuno se lo aspettava.
Perché all’inizio dell’anno, la rosa sembrava quella di una squadra da metà classifica.
Altro che zona Champions.
Il mercato era stato un disastro secondo la maggior parte dei tifosi:
Noslin dal Verona
Tchatchoua dalla Salernitana
Dele-Bashiru dall’Hatayspor
Castrovilli dalla Fiorentina (ma reduce da una stagione con una sola partita da titolare)
Gigot dal Marsiglia
Dia dalla Salernitana (solo 12 da titolare, e alla Salernitana.)
Nuno Tavares dall’Arsenal
E chi è partito?
Tutti i leader: Luis Alberto, Felipe Anderson, Immobile, Kamada (dopo un ottimo finale di stagione con Tudor).
Eppure, con questo materiale, Baroni ha costruito una squadra vera.
Compatta, aggressiva, con un’identità precisa.
Giocava bene, segnava, difendeva, faceva punti.
Ma poi…
Quando la Lazio è crollata
Considerando solo le partite dal primo gennaio, la Lazio sarebbe al decimo posto.
E nel frattempo è uscita col Bodo/Glimt, in una coppa che – sulla carta – era più che accessibile.
Qui i risultatisti pensano: “Hai visto? Baroni non è all’altezza!”
Ma c’è un dettaglio:
il mercato di gennaio non è esistito.
Zero rinforzi veri.
Sono arrivati solo Ibrahimović (no, non lui), Belahyane e Provstgaard (chi???).
Proprio quando la Lazio poteva fare il salto di qualità, la società non ha accompagnato le ambizioni dei tifosi e dell’allenatore.
E poi, si è fatto male Castellanos, il miglior attaccante della rosa, che ha saltato sei partite fondamentali.
La Lazio è arrivata stanca, cotta, prosciugata.
Senza rinforzi di livello, ci sta, è normale.
Quando chiedi a una rosa corta di giocare ogni tre giorni per mesi, il conto arriva alla fine.
Eppure Baroni ha tenuto la barra dritta.
Il gioco c’è stato, la valorizzazione di alcuni giovani pure.
La squadra non ha mai mollato.
È mancata la benzina, non l’identità.
Essere risultatisti è sbagliato
Giudicare un allenatore solo dai risultati è da pigri. Da persone che non guardano il calcio, o non si sforzano di capirlo.
Perché il risultato è solo la fine del discorso.
Per capire il percorso, serve tempo. E serve contesto.
I risultati, quelli veri, arrivano quando ci sono:
idee chiare di gioco (non per forza un gioco offensivo, ma efficace);
buoni rapporti tra squadra, allenatore, dirigenza;
e sì, anche un mercato fatto con criterio.
Serve tempo per costruire.
E se al primo ostacolo bruci tutto, ricominci da zero e continui a non ottenere nulla.
Baroni ha fatto molto bene in una situazione difficile.
Non sarà Guardiola, ma ha dato identità e ordine a una rosa nuova, povera di esperienza, e poco sostenuta dal mercato.
Per me andava confermato.
E per me, chi guarda solo il risultato…
…si perde il meglio del calcio.
Se anche tu non condividi la filosofia del “vincere è l’unica cosa che conta”, condividi questa newsletter con un amico juventino (scherzo. Ma non troppo).
E se ti sei fatto un’idea diversa su Baroni, scrivimi che ne parliamo: manda99@hotmail.it.
A presto!
Samuele

