Pioli in Nazionale sarebbe la scelta giusta?
Spalletti un fallimento, Ranieri un rimpianto, e Pioli...
🇮🇹 Perché leggere questa newsletter
Perché scegliere il prossimo CT è come scegliere l’amico con cui andare in vacanza: meglio quello divertente ma disorganizzato, o quello che fa le slide su cosa fare ogni ora?
In questa newsletter provo a rispondere con calma e lucidità (più o meno) a una domanda: Pioli è davvero il nome giusto per la Nazionale?
Vediamo cosa non ha funzionato con Spalletti, perché Ranieri sarebbe stato perfetto… e dove potrebbe arrivare davvero Stefano Pioli.
🧠 Gli errori di Spalletti
L’errore principale? Trattare la Nazionale come un club.
Spalletti agli Europei ha provato a fare un calcio pensato, strutturato, pieno di istruzioni e dettagli. Ma in Nazionale non hai il tempo per costruire nulla del genere.
Il suo obiettivo era replicare il modello Mancini: pressing alto, palla a terra, automatismi.
Solo che Mancini ci aveva messo mesi. E Spalletti aveva molto meno tempo.
Quando ha capito l’errore, è passato alla difesa a tre e a un calcio più semplice.
Un 3-5-2 che senza tempo per provarlo rischia di diventare un 5-3-2 molto triste.
Poche occasioni, poca intesa, e una squadra che sembrava più a un corso di aggiornamento UEFA che alle qualificazioni per i Mondiali.
In più, ha tolto quella cosa che nella Nazionale di Mancini faceva la differenza: il gioco. Non quello sul campo, quello nello spogliatoio.
Zero sorrisi, zero leggerezza, e tanto grigio.
👔 Perché Ranieri sarebbe stato perfetto
Proprio perché è il contrario di Spallettu.
Ranieri avrebbe portato un calcio semplice e leggero, fatto per la Nazionale.
Alla Roma lo si è visto: 3-2-5, posizioni chiare, i talenti messi vicino alla porta. Il gioco non è brillante? Pazienza.
Lui punta sulla concretezza e sulla valorizzazione individuale, senza troppi fronzoli.
Ma soprattutto Ranieri è un gestore di uomini. Fa gruppo, crea atmosfera, toglie pressione.
E in un torneo breve, serve più questo di mille sessioni tattiche con il visore VR.
⚖️ I pro e i contro di Pioli
Pioli, allora, può essere un buon compromesso?
I pro ci sono:
– è uno che sa far gruppo, come ha fatto al Milan ai tempi dello Scudetto;
– il suo gioco è più diretto e verticale rispetto a quello di Spalletti.
In un’Italia con pochi top player, un gioco semplice e verticale può aiutare.
Valorizzerebbe esterni come Orsolini, Zaccagni, Politano, Chiesa.
Non saranno Yamal o Nico Williams, ok, ma almeno non staremmo qui a far girare palla tra centrocampo e difesa.
I contro?
Non è un rivoluzionario, e nei momenti duri a volte si è perso, come nel finale di avventura con il Milan.
Ma forse è proprio quello che ci serve ora: uno che faccia il massimo con poco, senza complicare tutto.
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Samuele

